mercoledì 2 marzo 2011
sabato 29 gennaio 2011
Dimostrazione aritmetica
sabato 29 gennaio 2011
Cari amici della Contemporanea, cari amici di tutto il teatro,
Prendiamo come termine di riferimento l’ultimo anno contabilizzato, il 2010, anno nel quale la Contemporanea ha ricevuto dallo Stato, dopo due anni di tagli consecutivi, 362.250 euro.
Per vedere come li ha utilizzati, insieme agli incassi degli spettacoli che sono la maggior parte dei nostri proventi, dobbiamo prima dare conto della dimensione economica in cui ci muoviamo, cioè del numero di persone, di giornate lavorative e della quantità di compensi che sono stati erogati nel corso del 2010. Ecco i numeri che corrispondono a quanto è attestato nel nostro bilancio civilistico e nel nostro rendiconto al Ministero per i Beni Culturali:
Numero contratti col personale stipulati nell’annualità 38
Numero principali fornitori di materiali e servizi 13
Giornate lavorative artisti 1821
Giornate lavorative tecnici 1579
Compensi corrisposti agli artisti 432.344
Compensi corrisposti ai tecnici 321.448
Su questo personale e su questi compensi sono stati pagati i seguenti oneri sociali:
Oneri sociali pagati nell’annualità;
Enpals 213.743
Inps 18.700
Inail 11.868
Totale oneri sociali 244.311
Su tutta l’attività svolta e fatturata dalla Contemporanea sono state pagate le seguenti imposte, alcune delle quali attengono direttamente alla nostra società, altre sono quelle pagate per conto dei nostri lavoratori, ma provengono comunque dall’attività promossa dalla Contemporanea e confluiscono allo stesso modo delle prime nelle casse dello stato:
Imposte pagate nell’annualità
Iva come da fatturato 100.131
Irpef sui dipendenti 101.748
Ritenuta acconto sui professionisti 61.413
Irap 27.570
Ires 22.104
Addizionali regionali 5.573
Addizionali comunali 1.346
Vigili del fuoco 12.000
Totale imposte pagate nell’annualità 329.885
A questo punto avrete capito dove voglio arrivare: se sommiamo il totale degli oneri sociali pagati dalla Contemporanea nel 2010 al totale delle imposte pagate nello stesso anno a vario titolo, abbiamo la ragguardevole (per noi) cifra di 574.196 euro. Abbiamo scoperto in questo modo, facendo la differenza con il contributo dello stato, che attraverso la nostra attività non solo lo stato recupera lo “spreco” iniziale, ma gode di un saldo positivo di 211.946 euro.
Totale oneri sociali + Imposte 574.196 –
Totale contributo statale 362.250 =
Saldo a favore dello Stato 211.946
Confesso che ho sempre avuto la certezza di questo meccanismo virtuoso, ma mettere in fila le cifre e vedere il risultato mi ha fatto una certa impressione. Soprattutto se a queste nude cifre si aggiunge il fatto che , come per ogni attività, anche per la Contemporanea esiste un indotto, fornitori che lavorano e consumano, aziende che intrecciano la loro attività con la nostra, alberghi, treni, aerei che si giovano dei nostri spostamenti, teatri che vengono tenuti in funzione grazie anche alla nostra attività, spettatori che si muovono per venirci a vedere, ristoranti che ospitano noi e loro, giornalisti che si occupano della nostra attività, ecc. ecc.
Che cosa voglio dimostrare con tutto questo? Che per uscire dall’angolo in cui ci hanno messo e ci siamo messi con le nostre mani per stanchezza e per mancanza di orgoglio intellettuale, dobbiamo darci la certezza del nostro diritto a vivere come organismi economicamente e culturalmente utili alla società, rimandando al mittente le parole d’ordine che ci vogliono far sentire tollerati e assistiti.
Fioravante Cozzaglio
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siccome ci siamo stancati delle semplificazioni che vanno per la maggiore ( quanti sprechi nella cultura! , la cultura non si mangia! , basta con gli interventi a pioggia! Basta con l’assistenzialismo di stato! e via dicendo) abbiamo provato a compilare una piccola dimostrazione aritmetica, rinunciando alle argomentazioni consuete e necessarie, ma che evidentemente non convincono nessuno di quelli che non vogliono essere convinti se non da fatti che non possono negare.
Allora prendiamo uno dei soggetti che dal 1983 viene assistito dallo stato, che ha certamente beneficiato di interventi a pioggia e che ha contribuito per ventotto anni a sprecare il denaro pubblico producendo spettacoli teatrali: la Contemporanea, per esempio (ma lo stesso ragionamento si potrebbe fare per altre imprese dello spettacolo e della cultura, nei settori più disparati).
Prendiamo come termine di riferimento l’ultimo anno contabilizzato, il 2010, anno nel quale la Contemporanea ha ricevuto dallo Stato, dopo due anni di tagli consecutivi, 362.250 euro.
Per vedere come li ha utilizzati, insieme agli incassi degli spettacoli che sono la maggior parte dei nostri proventi, dobbiamo prima dare conto della dimensione economica in cui ci muoviamo, cioè del numero di persone, di giornate lavorative e della quantità di compensi che sono stati erogati nel corso del 2010. Ecco i numeri che corrispondono a quanto è attestato nel nostro bilancio civilistico e nel nostro rendiconto al Ministero per i Beni Culturali:
Numero contratti col personale stipulati nell’annualità 38
Numero principali fornitori di materiali e servizi 13
Giornate lavorative artisti 1821
Giornate lavorative tecnici 1579
Compensi corrisposti agli artisti 432.344
Compensi corrisposti ai tecnici 321.448
Su questo personale e su questi compensi sono stati pagati i seguenti oneri sociali:
Oneri sociali pagati nell’annualità;
Enpals 213.743
Inps 18.700
Inail 11.868
Totale oneri sociali 244.311
Su tutta l’attività svolta e fatturata dalla Contemporanea sono state pagate le seguenti imposte, alcune delle quali attengono direttamente alla nostra società, altre sono quelle pagate per conto dei nostri lavoratori, ma provengono comunque dall’attività promossa dalla Contemporanea e confluiscono allo stesso modo delle prime nelle casse dello stato:
Imposte pagate nell’annualità
Iva come da fatturato 100.131
Irpef sui dipendenti 101.748
Ritenuta acconto sui professionisti 61.413
Irap 27.570
Ires 22.104
Addizionali regionali 5.573
Addizionali comunali 1.346
Vigili del fuoco 12.000
Totale imposte pagate nell’annualità 329.885
A questo punto avrete capito dove voglio arrivare: se sommiamo il totale degli oneri sociali pagati dalla Contemporanea nel 2010 al totale delle imposte pagate nello stesso anno a vario titolo, abbiamo la ragguardevole (per noi) cifra di 574.196 euro. Abbiamo scoperto in questo modo, facendo la differenza con il contributo dello stato, che attraverso la nostra attività non solo lo stato recupera lo “spreco” iniziale, ma gode di un saldo positivo di 211.946 euro.
Totale oneri sociali + Imposte 574.196 –
Totale contributo statale 362.250 =
Saldo a favore dello Stato 211.946
Confesso che ho sempre avuto la certezza di questo meccanismo virtuoso, ma mettere in fila le cifre e vedere il risultato mi ha fatto una certa impressione. Soprattutto se a queste nude cifre si aggiunge il fatto che , come per ogni attività, anche per la Contemporanea esiste un indotto, fornitori che lavorano e consumano, aziende che intrecciano la loro attività con la nostra, alberghi, treni, aerei che si giovano dei nostri spostamenti, teatri che vengono tenuti in funzione grazie anche alla nostra attività, spettatori che si muovono per venirci a vedere, ristoranti che ospitano noi e loro, giornalisti che si occupano della nostra attività, ecc. ecc.
Che cosa voglio dimostrare con tutto questo? Che per uscire dall’angolo in cui ci hanno messo e ci siamo messi con le nostre mani per stanchezza e per mancanza di orgoglio intellettuale, dobbiamo darci la certezza del nostro diritto a vivere come organismi economicamente e culturalmente utili alla società, rimandando al mittente le parole d’ordine che ci vogliono far sentire tollerati e assistiti.
Fioravante Cozzaglio
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domenica 23 gennaio 2011
No al trattamento di disoccupazione per i lavoratori dello spettacolo (INCA)
domenica 23 gennaio 2011
Con la sentenza 12355 del 20 maggio 2010, citata nel messaggio Inps numero 33014 del 31 dicembre 2010, si conclude in maniera negativa una querelle che da anni poneva in contrapposizione la legge, le circolari della Direzione Centrale Inps e i comportamenti delle singole sedi dell'Istituto.
Ci riferiamo alla possibilità di percepire l'indennità di disoccupazione con requisiti ridotti per i lavoratori dello spettacolo esclusi dall'obbligo contributivo contro la disoccupazione, ovvero il personale artistico, tecnico e culturale delle aziende dello spettacolo.
Nel 1988, anno in cui è stata istituita la disoccupazione con requisiti ridotti, l'Inps aveva sostenuto (circ. 139/88) che poiché il dettato della legge recitava “settantotto giornate.... nell'assicurazione obbligatoria”, tale contribuzione fosse da intendersi come riferita a quella IVS versata all'Inps o nei fondi sostitutivi, esonerativi o esclusivi.
Non tutte le sedi Inps applicavano questa circolare.Spesso, notando l'assenza di contribuzione contro la disoccupazione involontaria, alcune sedi Inps inizialmente respingevano le nostre domande, per poi liquidare l'indennità dopo che, tramite ricorso, le portavamo a conoscenza della suddetta circolare, peraltro presente solo in parte nel sito www.inps.it.
Ciononostante, alcuni direttori non erano persuasi neanche dalla circolare 139/88 ed opponevano ulteriore resistenza.
In tali casi, dalla sede nazionale abbiamo sconsigliato di proseguire per le vie legali, anche perchè il nostro stesso collegio legale considerava abbastanza debole, rispetto al dettato di legge, l'argomento sostenuto dalla circolare Inps.
Perdendo una causa, temevamo, avremmo fatto cambiare l'orientamento ufficiale, per quanto spesso disatteso, dell'Inps.
La sentenza di cassazione n. 12355 del 20 maggio 2010 riassume tutte le argomentazioni che i nostri legali ci avevano paventato.
Quella più importante, in particolare, riguarda la sostanziale identità tra disoccupazione con requisiti normali e con requisiti ridotti, non a caso entrambe chiamate “ordinaria”.
Posto come pacifico che coloro i quali non sono tenuti al versamento della contribuzione contro il rischio disoccupazione involontaria non abbiano diritto alla prestazione con requisiti normali, la Suprema Corte indica che non può essere il numero inferiore di giornate necessarie o la diversità nella modalità del pagamento a differenziare le due prestazioni per ciò che concerne l'individuazione dei soggetti tutelati.
Altro principio, marginale ai fini della decisione - ma comunque citato nel ricorso in cassazione nel caso di specie, e comunque da tenere presente nell'ambito di una valutazione dei ricorsi giudiziari – ribadito dalla Suprema Corte, è che il fatto che la modulistica Inps preveda la possibilità di dichiarare tra le attività svolte quella di lavoratore dello spettacolo non è atto creatore di diritto, in quanto “in nessun caso la modulistica predisposta dall'Inps per la formulazione delle domande di accesso alla prestazione previdenziale potrebbe estendere la platea degli assicurati oltre l'ambito previsto dalle leggi che la disciplinano”.
Per maggiori e ulteriori informazioni ci si può rivolgere alle sedi dell’Inca presenti su tutto il territorio nazionale. (fonte kometaRossa)
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sabato 8 gennaio 2011
Chiude il Teatro Duse di Bologna
sabato 8 gennaio 2011
Con l'inizio dell'anno nuovo arriva la prima brutta notizia, il Teatro Duse chiude, di seguito il laconico comunicato “Il più antico e frequentato teatro di Bologna – tanto da meritarsi l’appellativo di “teatro dei bolognesi” – è stato, sino al maggio 2010, uno dei tre teatri direttamente gestiti dall’Ente Teatrale Italiano insieme al Teatro La Pergola di Firenze e il Teatro Valle di Roma.
Ma per effetto del decreto legge n.78 del 31 maggio 2010 l’Ente Teatrale Italiano è stato soppresso.
Da allora, nonostante un progetto di rilancio del Teatro fortemente voluto dalla Regione Emilia Romagna insieme con il Comune di Bologna – progetto che nelle intenzioni dell’Assessore alla Cultura Massimo Mezzetti avrebbe dovuto fare del Duse una delle entità costitutive di un polo di produzione teatrale regionale – e nonostante la lunga battaglia sindacale portata avanti dai lavoratori del Teatro, nessuna soluzione è stata trovata.
Il 31 dicembre, giorno della scadenza del contratto d’affitto del Teatro, pagato dal Ministero dei Beni Culturali al privato che possiede i muri del Teatro di via Cartoleria, il Teatro Duse dunque chiuderà. A nulla sono valsi gli appelli alle istituzioni cittadine a trovare una soluzione. Sono cadute nel vuoto anche le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, il 23 novembre scorso, ha pubblicamente dichiarato “inspiegabile” la soppressione dell’Ente Teatrale Italiano. Ma Sandro Bondi, Ministro dei Beni Culturali, gli rispose che i teatri dell’Ente sarebbero dovuti tornare alla società civile.
Quindi chiudere?
Il Teatro Duse, palcoscenico tra i più capienti e importanti d’Italia con i suoi mille posti, è stato per almeno un secolo il teatro della grande prosa nazionale e internazionale. Da qui è passato e si è esibito tutto il meglio del teatro dagli anni ‘50 al maggio scorso.
Un pezzo importante della storia e della cultura di questo paese verrà spazzato via da un decreto legge”.
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Ma per effetto del decreto legge n.78 del 31 maggio 2010 l’Ente Teatrale Italiano è stato soppresso.
Da allora, nonostante un progetto di rilancio del Teatro fortemente voluto dalla Regione Emilia Romagna insieme con il Comune di Bologna – progetto che nelle intenzioni dell’Assessore alla Cultura Massimo Mezzetti avrebbe dovuto fare del Duse una delle entità costitutive di un polo di produzione teatrale regionale – e nonostante la lunga battaglia sindacale portata avanti dai lavoratori del Teatro, nessuna soluzione è stata trovata.
Il 31 dicembre, giorno della scadenza del contratto d’affitto del Teatro, pagato dal Ministero dei Beni Culturali al privato che possiede i muri del Teatro di via Cartoleria, il Teatro Duse dunque chiuderà. A nulla sono valsi gli appelli alle istituzioni cittadine a trovare una soluzione. Sono cadute nel vuoto anche le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, il 23 novembre scorso, ha pubblicamente dichiarato “inspiegabile” la soppressione dell’Ente Teatrale Italiano. Ma Sandro Bondi, Ministro dei Beni Culturali, gli rispose che i teatri dell’Ente sarebbero dovuti tornare alla società civile.
Quindi chiudere?
Il Teatro Duse, palcoscenico tra i più capienti e importanti d’Italia con i suoi mille posti, è stato per almeno un secolo il teatro della grande prosa nazionale e internazionale. Da qui è passato e si è esibito tutto il meglio del teatro dagli anni ‘50 al maggio scorso.
Un pezzo importante della storia e della cultura di questo paese verrà spazzato via da un decreto legge”.
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giovedì 23 dicembre 2010
giovedì 16 dicembre 2010
mercoledì 15 dicembre 2010
mercoledì 8 dicembre 2010
giovedì 2 dicembre 2010
Se abbiamo...
giovedì 2 dicembre 2010
«Se abbiamo già sperimentato quanto possa fare male una dittatura militare, non sappiamo ancora quanto possa fare male la dittatura della stupidità»
Il Signor G
Giorgio Gaber
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Il Signor G
Giorgio Gaber
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martedì 30 novembre 2010
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